Aujourd’hui,le11juilletZeroZeroSept

11 Luglio 2007 Nessun commento

-e quando andrò,

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Aujourd’hui,le22juinZeroZeroSept

22 Giugno 2007 Nessun commento

C’è questa cosa che voglio scrivere da un po’,questo rigurgito da infantile teatrante che sta lì e che mi osserva in attesa.E’ come avere il ventre pieno di farfalle che non si è in grado di mettere in un retino. Ma qualcosa ancora resiste, attendo che il sottosuolo emotivo si smuova,lasciando spazio al germoglio di veder luce.

Aujourd’hui,le20MaiZeroZeroSept

20 Maggio 2007 1 commento

Pour toi,ma petite Mirja,juste pour toi..

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Aujourd’hui,le13MaiZeroZeroSept

13 Maggio 2007 2 commenti

Fra il poco da dire e il tanto da fare oggi scelgo la prima.
Mi perdo così a far oscillare sopra la scrivania la mongolfiera di legno souvenir di un posto lontano che non ricordo più,forse poi non era nemmeno troppo lontano.Era una gita del liceo in un posto di montagna forse.Forse erano i mercatini di bolzano di natale.No, no quello è l’albatross fatto con le pigne che sfiora la mongolfiera.Allora sono le giornate sulla neve a Pinzolo (che io,fra l’altro ancora non ho capito dove si trova..potrei cercarlo in rete, ma oggi ho scelto il poco da dire…e quindi..).Tra l’albatross e la mongolfiera vola alto anche un gabbiano,che se gli tiri una cordicella sotto la pancia sbatte le ali,comprato ad Amalfi tre,quattro no cinque anni fa.Forse.Le tende dietro al gabbiano son blu e il piano della finestra è di marmo,che lo puoi toccare anche in pieno agosto con cinquanta gradi ma è sempre freddo,e da piccola mi ci facevo piccina piccina sopra e ci restavo le ore a guardare il pino argentato che sbatte contro i vetri.Anche ora mi ci appollaio sopra,come un’aquilotto in attesa della preda,ma poi nulla passa di sotto,e l’erba col suo inutile brulicare di esserini cattura la mia attenzione più del resto.il resto in questione sono due libri da finire il più presto possibile,ma il brulicare qua sotto è talmente vivo che non mi permette di far altro.Una volta,sempre durante i miei appostamenti infantili ci vidi addirittura una lotta tra due enormi fazioni di formiche,le formiche rosse e le formiche nere,allora io e il mio companero di avventure iniziammo a bombardarle con piccoli spruzzi d’acqua,che per una formica probabilmente è come il vajont per un essere umano.Quella crudeltà tipica dei bambini è stupenda.Crudeli come Grimilde senza la coscienza di esserlo.dunque senza rimorsi poi.dunque perfetto.
sempre da piccina stavo ore ad osservare qualla mattonella di là in cucina, sempre marmo,ma dentro quella mattonella là c’è un leone.Ci ho sempre visto un leone,ma rosso scuro,con la zampa che si alza.Ce lo vedo ancora adesso,e questo è il mio segreto più grande,nessuno di coloro che ha la possibilità di veder il leoncino lo ha mai saputo.Tranne una volta,qualche anno fa,quando,raggomitolata tra il frigorifero e il cesto della frutta ad osservare il re della mia cucina mia madre,la sventurata,fece un passo troppo lungo e ci mise un piede sopra,e allora Federichella urlò: -attenzione calpesti il leone!-(la rima non è voluta) ma mia madre non deve averci dato molto peso,-visto gli amici immaginari che girano per casa un leone in più o in meno che differenza fa- deve aver pensato.Ma per fortuna la criniera fulva del leone resistette anche a quell’attacco e la zampa perdura sempre lì,protesa verso il forno.Magnifico.C’è il mobile spagnolo e il pianoforte poi,che suono solo quando non c’è nessuno,se non i bambini e tu al telefono.Ho mani svelte,e la mia insegnate mi faceva suonare tenendo due monete da cento lire sui polsi per non muoverli.più veloci le dita e immobili i polsi.e diventarono così velocissime.paventai l’ipotesi di iscrivermi al conservatorio,la pavento ogni volta che parcheggio il motorello di fronte al Santa Cecilia,ma poi suonare di fronte ad altri mi terrorizza e le mani a muoversi restano per pochi.
sarà un nonnulla tutta quest’accozzaglia di parole,ma i matrimoni di famiglia mi segnano più del dovuto,mi aspettavo un matrimonio stile il padrino con orchestra scorta e pizzini al posto del menu ed invece tutto filò perfettamente regolare,con saluti plurimi al plurime parentado e quindici portate di cibo tutte stampate su un menu color crema,come l’abito della sposa.sarà anche che vedere il cugino con cui giocavi a marito e moglie diventare marito sul serio non è proprio un’esperienza facile.
La mongolfiera si è rimossa,Tanja mi chiama,i libri mi osservano..ardua decisione oggi..poi Tanja mi richiama,e si volta verso di me mentre col sorriso a cui manca un dente compie l’ultimo salto sulla casella finale della settimana..ora che ci penso è un po’ troppo che non gioco alla settimana..Les Jeux sont faits..

Aujourd’hui,le2MaiZeroZeroSept

2 Maggio 2007 1 commento

Ho riempito due pagine della mia moleskine da pseudoviaggiatriceintellettuale di parole che sapevano di piombo, cartone, schianti con la realtà,città che mi si muovono dentro e persone che mi si muovono fuori.

Era tutto pronto per un veloce e fortuito copia/incolla.
Tutto pronto ad incorniciare un notturno languido scellerato
ed ansiolitico umore post primo maggio.

Poi passo dopo passo,parola dopo parola mi si è aperto lo stomaco,il piombo è diventato oro e le labbra vermiglie di stamattina hanno cercato l’accartocciamento verso l’alto, verso un sorriso che oggi proprio non mi aspettavo di vedere.

Thanks a te,chè magari questo messaggio ti arriva in un modo o nell’altro..

Aujourd’hui,le27AvrilZeroZeroSept

27 Aprile 2007 Nessun commento

A palla.

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Aujourd’hui,le20MarsZeroZeroSept

20 Marzo 2007 Nessun commento

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per una volta ho la sensazione netta e tagliente che questo tumulto del cielo non abbia sbagliato momento.
Sì,il 20 marzo.

e che AR non me ne voglia..

Aujourd’hui,le13MarsZeroZeroSept

13 Marzo 2007 1 commento

Ci sono sensazioni e movimenti di questa famiglia che non capisco, che non ho mai capito. Movimenti rivoluzionari a cui non ho mai partecipato e che rivivo nella parole degli altri personaggi.
Pongo domande nette,taglienti per la prima volta e respiro le parole che sento. Le respiro piano ma ogni sillaba resta una lettera scarlatta a marchiare la pelle bianca. Tutte le sillabe insieme sono un’unica corda che stringe i nervi e come un’anaconda li ingurgita ancora interi,vivi,vibranti,impazziti.

Sento la vita tutt’intorno che si muove. Mi entra nelle orecchie prima che nel corpo e così rispondo solo ai rumori:i tacchi della ragazza in viola, il treno che guizza via,una cassa d’acqua che si schianta sul marciapiede qua sotto.Io urlo più forte allora,per cercare di sovrastare tutto,per cercare una voce che mi risponda,da qualche parte,per sentire che ancora ci sono,e che sono qui ora.

Seguo la ragazza in viola coi tacchi rumorosi e realizzo che il mondo qua intorno sta andando avanti a grandi passi,compiendo delle falcate irregolari. Anche il foglio continua a sporcarsi di inchiostro e io sto ferma nella mia bella pozza a ululare al cielo un dolore che non conosco. Mi sporco però e allora resto immobile a guardarmi.

Piacerebbe molto a Federica essere catturata in una fotografia qualunque per potersi guardare da fuori oggi.Cercherebbe l’arruffamento dei capelli, l’angolo aricciato delle labbra,le linee del viso allungato.
Si guarderebbe nell’immagine,Federica, e inizierebbe a distillare l’essenza di se stessa,spogliandosi degli abiti e sorprendendosi davanti a quella sua nudità stampata. Farebbe come per la carta dei regali che riceveva da piccola Federica: solleverebbe piano la pelle nuda e poi con un gesto improvviso la squarcerebbe con forza. Scaraventerebbe via gli organi dopo averli soppesati con gli occhi e dilaniati con le mani. Resterebbe con una piccola noce in mano Federica ed anche allora non riuscirebbe a capire -perchè-. Un guscio fatto di disillusione troverebbe. Troverebbe un punto di domanda,troverebbe l’incredulità di sapere che ancora ti chiedi perchè non risponde alle tue telefonate.

La sabbia poi scivolerebbe giù tutta e il tempo si fermerebbe dinanzi al vuoto della fotografia senza soggetto: un ambiente tutt’intorno e la sensazione di nudità apparente che solo l’occhio attento saprebbe cogliere.
Non rimarebbe niente di Federica se non una fotogafia senza vita.

Sono un pallone.
Calciatemi,dai.
Vediamo quanto riesco a reggere ancora.

Aujourd’hui,le11Mars007

11 Marzo 2007 1 commento

“E all’improvviso sentì
Il peso degli amori
Che potevano essere
E non erano stati”

F.P.

Ne scriverò, un giorno.

Aujourd’hui,le4MarsZeroZeroSept

4 Marzo 2007 1 commento


Forse è come quelle parole che mi risuonano nelle orecchie di tanto in tanto, che le domeniche non sono fatte per essere vissute -bene-, che le domeniche vanno solo fatte scivolare via,che le domeniche sarebbe bello svegliarsi ed essere già a lunedì.Oggi è così.Oggi sarebbe stato bello alzarsi ed essere già ad un lunedì mattina,senza questo sole sprecato del cazzo.

Quando mi immergo in una vasca faccio sempre la stessa cosa. Solo che le -stesse cose- si dimenticano in fretta e quando sono ormai parte della biblioteca mentale uno non le nota nemmeno più.Però se uno ha la fortuna di farla una volta ogni tanto -la stessa cosa- riacquista quel sapore di stranimento.
Sono nella vasca, quindi,cerco di respirare piano,per non far barcollare l’acqua senza schiuma e cerco le linee del corpo,cerco il punto in cui le linee reali diventalo liquide acquistando proporzioni false,enormi o piccolissime.Come star chiusi in una delle palle di vetro che ho, come il castello che sta nella palla di vetro col carillon che mi piaceva tanto. Se ci avvicini l’occhio mentre scende la neve sembra di starci dentro alla mia palla di vetro preferita.Oggi sono io ad essere l’oggetto nella boule à neige, sono io ad essere sott’acqua.Acqua che ad un tratto sembra immobile impalpabile chè il corpo non sembra nemmeno spezzato in due dal filo dell’aria. A quel punto mi sdraio, immergo la testa e la bagno fino alle orecchie,e resto lì,penzoloni fra la vita reale e quella attutita dell’acqua e apro gli occhi.-Faccio il morto a galla- direi se fossi al mare, ma al mare non ci sono e ciò che vedo quando apro gli occhi è solo un soffitto stonato.Però le parole sussurrate dalla Vanoni arrivano belle qui sotto, arrivano e sanno d’ovatta e velluto.E allora me ne sto un po’ lì, come faccio sempre,con la testa immersa fino alle orecchie ed i capelli che diventano seta a contatto con l’acqua.Me ne resto lì con Ornella dalla voce di velluto e una goccia di sale scende e va ad inseguire il suo elemento naturale.Resto così per molto tempo,di solito resto così perchè trovo la calma nel mondo protetto dal frastuono che mi circonda,resto così perchè lo facevo da piccola e perchè è come non esserci a restare così.Resto così per un po’ quindi.Poi il risciacquo e la consapevolezza che a me non piace fare il bagno, nemmeno mi rilassa fare il bagno,mi piace avere le orecchie al riparo però e allora benvenga il bagno che non mi piace e sticazzi pure a te bagno sbagliato della domenica mattina.

E poi roma è sfacciata con queste giornate di finta primavera che promettono promettono e poi restano solo giornare di finta primavera dove il tempo va masticato via a grossi morsi.E allora apro la porta e inizio a leggere Pasolini.E Pasolini non si legge la domenica.La domenica con questo sole non si legge Pasolini.

E’ che ho sempre letto troppo e se leggi troppo il cervello si abitua ai viaggi pindarici con biglietto di sola andata chè poi quello del ritorno costa sempre il doppio e poi non sai quanto tempo ti ci fermi nel luoghi che raggiungi coi tuoi viaggi.Oggi,ad esempio,mi sembra già sia troppo che sto in sto posto,con sta gente,con sta musica.Musica,sì,colonna sonora di “Ogni cosa è illuminata” per l’ennesima volta.Mi sa che vado a camminare sotto gli archi di piazza Vittorio.Sono belli, mi fanno stare bene.E c’è sempre qualcuno in cui perdersi,qualcuno da osservare.

E poi magari vorrei tornare a casa vorrei.E poi magari vorrei alzarmi e che fosse già lunedì mattina.Ma mattina inoltrata, da non sentire l’odore di questa domenica e del suo bagno sbagliato.